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Contratto a cedolare secca: come funziona

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La legge di bilancio 2018 ha prorogato la cedolare secca al 10% fino al 2019, evitando che l’aliquota della tassazione agevolata sugli affitti a canone concordato passasse al 15%.
Tra le novità, si segnala inoltre che già lo scorso anno, con il DL 50/2017 la cedolare secca è stata estesa anche alle locazioni brevi.

Inoltre, il DL 193/2016 collegato alla Legge di Bilancio 2017 ha previsto che anche in caso di mancata comunicazione della proroga del contratto di locazione a cedolare secca non si decade automaticamente dal regime a tassazione agevolata a patto di avere un comportamento concludente e coerente (come ad esempio effettuare i versamenti).
Applicando la tassazione a cedolare secca con l’aliquota agevolata del 10% o del 21% sul reddito da locazione.

Soprattutto per quanto riguarda la cedolare secca 10% è evidente che per i contratti a canone concordato, ovvero non soggetto a rivalutazioni Istat e fisso per tutta la durata del contratto di affitto, si tratta di un’opzione conveniente.

Aliquota cedolare secca: 10% o 21%

Con la cedolare secca si può beneficiare di tassazione agevolata con due aliquote, ovvero:

  1. cedolare secca 10% per contratti a canone concordato in Comuni con mancanza di soluzioni abitative o densamente popolati, per contratti d’affitto a studenti universitari e nei Comuni in cui vi sono state calamità naturali;
  2. cedolare secca 21% per contratti d’affitto a canone libero.

Recentemente l’Agenzia delle Entrate ha specificato che la cedolare secca 10% si applica anche agli affitti transitori disciplinati dalla legge n. 431 del 1998.

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