La somma aggiuntiva, introdotta nel 2007, nasce da una rivendicazione delle organizzazioni sindacali dei pensionati di CGIL, CISL e UIL per recuperare il potere d’acquisto delle pensioni più basse, fortemente ridotto negli anni.
Con l’accordo tra Governo e sindacati del luglio 2007, si decise di avviare questo recupero partendo dalle pensioni più basse, con l’obiettivo di estenderlo progressivamente anche agli altri pensionati. Successivamente, con la legge di bilancio 2017, sempre a seguito del confronto tra sindacati e Governo, sono stati aumentati gli importi per la fascia più debole ed è stata ampliata la platea dei beneficiari fino ai pensionati con redditi pari a due volte il trattamento minimo. Dal 2017, la platea dei beneficiari si è ridotta di oltre 400 mila pensionati, con un risparmio di oltre 200 mila euro.
Gli ultimi numeri forniteci dall’INPS, non definitivi, oltre a confermarci la continua diminuzione, ci indicano che il numero dei beneficiari e il conseguente onere tende a ridursi con maggiore progressione. In particolare l’onere della quattordicesima pari a oltre 1 miliardo e 700 milioni di euro nel 2017 si è ridotto, considerando i costi delle quattordicesime erogate nel mese di luglio, di circa 360 milioni di ero.
La somma aggiuntiva rappresenta uno strumento importante per compensare, almeno in parte, la perdita di potere d’acquisto causata dalle restrizioni sulla perequazione delle pensioni e da un sistema fiscale che continua a pesare in modo significativo sui pensionati.
Per questo si chiede di ampliare ulteriormente la platea dei beneficiari della quattordicesima estendendo il diritto fino a tre volte il trattamento minimo (611,85 x 3 = 1.835,55) e di rivalutare gli importi, fermi ormai da molti anni.